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martedì 27 dicembre 2016

La pressione fiscale reale in Italia


Esclusivo: Simulazione della Pressione Fiscale e Contributiva Reale su 9 figure professionali Dipendenti ed Autonome (tra 64 e 80%)

Simulazione della Pressione Fiscale e Contributiva Reale su un Professionista, un Commerciante ed un Artigiano (tra 66 e 72%)
Simuliamo, calcolando a partire da 3 casistiche comuni, un Professionista che guadagna 80.000 euro, un Commerciante ed un Artigiano che ne guadagnano 40.000 e 20.000 euro, per vedere a monte RETRIBUZIONE LORDA TEORICA ed a valle il netto dopo il pagamento di gabelle, tasse e contributi; in conclusione ho simulato il peso della tassazione indiretta, sulla casa, etc per vedere quanto realmente LA REALE DISPONIBILITA’.
I Risultati sono sconvolgenti:
– la PRESSIONE FISCALE, TRIBUTARIA E CONTRIBUTIVA e’ per l’artigiano del 66%, vale a dire che nella realta’, ogni 100 euro di Reddito, lo stato in un modo o nell’altro si impossessa di 66 euro, e solo 34 vanno a lui.
– per il Commerciante la PRESSIONE FISCALE, TRIBUTARIA E CONTRIBUTIVA e’ del 69%, vale a dire che nella realta’, ogni 100 euro di Reddito, lo stato in un modo o nell’altro si impossessa di 69 euro, e solo 31 vanno a lui
– per il Professionista infine la PRESSIONE FISCALE, TRIBUTARIA E CONTRIBUTIVA e’ del 72%, vale a dire che nella realta’, ogni 100 euro di Reddito, lo stato in un modo o nell’altro si impossessa di 72 euro, e solo 28 vanno a lui


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Passiamo ora ai Lavoratori dipendenti:

Simulazione della Pressione Fiscale e Contributiva Reale su un Dirigente, un Impiegato ed un Operaio (tra 66 e 77%)
Visto che ci siamo riproponiamo una simulazione, calcolando a partire da 3 casistiche comuni, un Dirigente che guadagna 100.000 euro, un Impiegato ed un Operaio che ne guadagno 40.000 e 23.000 euro, per vedere a monte il COSTO DEL LAVORO ed a valle il netto in busta paga; in conclusione ho simulato il peso della tassazione indiretta, sulla casa, etc per vedere quanto realmente LA REALE DISPONIBILITA’.
I Risultati sono sconvolgenti:
– la PRESSIONE FISCALE, TRIBUTARIA E CONTRIBUTIVA e’ per l’operaio del 66%, vale a dire che nella realta’, ogni 100 euro che l’azienda paga, lo stato in un modo o nell’altro si impossessa di 66 euro, e solo 34 vanno a lui.
– per l’impiegato e’ la PRESSIONE FISCALE, TRIBUTARIA E CONTRIBUTIVA e’ del 70%, vale a dire che nella realta’, ogni 100 euro che l’azienda paga, lo stato in un modo o nell’altro si impossessa di 70 euro, e solo 30 vanno a lui
– per il Dirigente infine la PRESSIONE FISCALE, TRIBUTARIA E CONTRIBUTIVA e’ del 77%, vale a dire che nella realta’, ogni 100 euro che l’azienda paga, lo stato in un modo o nell’altro si impossessa di 77 euro, e solo 23 vanno a lui
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No, ma dico, avete capito: l’azienda paga 3 euro al metalmeccanico, 2 se ne vanno in contributi e tasse varie dirette o indirette, e lo sventurato ne prende 1. Per il dirigente, l’azienda paga 4,5 euro, ben 3,5 se ne vanno in contributi e tasse varie dirette o indirette, e questo ne incassa nella realta’ 1.


Simulazione della Pressione Fiscale e Contributiva Reale su un Amministratore Delegato, un Quadro Aziendale ed un Impiegata TD part Time (tra 64 e 80%)
Integriamo la simulazione fatta in precedenza calcolando altre 3 casistiche, un Amministratore Delegato che guadagna 200.000 euro, un Quadro Aziendale ed un Impiegata a Tempo Determinato Part Time che ne guadagno 60.000 e 18.000 euro, per vedere a monte il COSTO DEL LAVORO ed a valle il netto in busta paga; in conclusione ho simulato il peso della tassazione indiretta, sulla casa, etc per vedere quanto realmente LA REALE DISPONIBILITA’.
I Risultati sono sconvolgenti:
– la PRESSIONE FISCALE, TRIBUTARIA E CONTRIBUTIVA e’ per l’impiegata a tempo determinato part time del 64%, vale a dire che nella realta’, ogni 100 euro che l’azienda paga, lo stato in un modo o nell’altro si impossessa di 64 euro, e solo 36 vanno a lei.
– per il Quadro aziendale e’ la PRESSIONE FISCALE, TRIBUTARIA E CONTRIBUTIVA e’ del 73%, vale a dire che nella realta’, ogni 100 euro che l’azienda paga, lo stato in un modo o nell’altro si impossessa di 73 euro, e solo 27 vanno a lui
– per il Manager, Amministratore Delegato infine la PRESSIONE FISCALE, TRIBUTARIA E CONTRIBUTIVA e’ del 80%, vale a dire che nella realta’, ogni 100 euro che l’azienda paga, lo stato in un modo o nell’altro si impossessa di 80 euro, e solo 20 vanno a lui
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No, ma dico, avete capito: l’azienda paga 3 euro alla lavoratrice a tempo determinato part time, 2 se ne vanno in contributi e tasse varie dirette o indirette, e lo sventurato ne prende 1. Per il l’amministratore delegato, l’azienda paga 5 euro, ben 4 se ne vanno in contributi e tasse varie dirette o indirette, e questo ne incassa nella realta’ 1.

Qualcuno mi dira’: ma allora perche’ la Pressione Fiscale e Contributiva complessiva e’ del 45%? Semplice. In primo luogo la si calcola come rapporto tra entrate fiscali e contributive e PIL; il PIL notoriamente include il sommerso: escludendo il sommerso e rifacendo il rapporto col PIL non nero la pressione sale al 55%. Pero’ questa e’ calcolata su tutti quanti: e’ ovvio che i Pensionati e chi percepisce assegni dallo stato non pagano Contributi, per cui ha percentuali minori di pressione fiscale. Chi Lavora, come le persone dei 3 casi di cui sopra, e’ sottoposto a pressioni fiscali e contributive che vanno dal 60% (per un impiegato part time di bassissimo livello) all’80% (per un dirigente di alto livello o un imprenditore). Mi verrebbe da dire: Benvenuti in U.R.S.S.! L’Italia e’ attanagliata da infiniti problemi, e tutti ricercano soluzioni. Bene. Non c’e’ dubbio che una nazione che sottopone IL LAVORO a pressioni fiscali e contributive da Record nel Mondo non va da nessuna parte. Badate che percentuali di questo tipo non trovano riscontro neanche nei paesi del Nord Europa, che tra l’altro hanno anche servizi spesso piu’ efficienti. Meditate!

La Pressione Fiscale effettiva in Italia al 57,2% nel 2012, Record Mondiale.
La pressione fiscale effettiva o legale in Italia nel 2012, cioè quella che in media è sopportata da 1000 euro di prodotto legalmente e totalmente dichiarato, è pari al 57,2% (+2,1% rispetto al 2011): si tratta di un record mondiale. 
La Pressione Fiscale apparente e’ al 47,8% (+1,8% sul 2011) rispetto al PIL. La Spesa Pubblica nel 2012 sara’ pari al 50,9% (+1,0% sul 2011) rispetto al PIL.
Il valore della pressione fiscale effettiva e’ superiore anche a quello di nazioni notoriamente con Stati sociali pesanti e piu’ efficienti del nostro, ed anche con livelli di evasione fiscale inferiori, quali Danimarca, Svezia e Francia. Il record mondiale dell’Italia nella pressione fiscale effettiva dipende parimenti dall’elevato livello di sommerso economico e dall’elevato livello delle aliquote legali.
Di seguito le elaborazioni grafiche su dati ISTAT dal 2000 al 2012 di:
  • Entrate ed Escite Totali in rapporto al PIL
  • Indebitamento e Saldo Primario in rapporto al PIL
  • Entrate Totali in rapporto al PIL sottraendo il sommerso (Pressione Fiscale Effettiva)
gpg1 5 Copy Esclusivo. La Pressione Fiscale effettiva in Italia al 57,2% nel 2012, Record Mondiale.

Ovviamente la pressione fiscale complessiva effettiva e’ al 57,2%, perche’ e’ pari alla media di quella:
  • delle Imprese (calcolata da vari studi internazionali mediamente al 68% in Italia e record assoluto Mondiale),
  • dei Lavoratori (calcolata a seconda delle casistiche tra il 64% e l’80%, anche in questo caso Record Assoluto Mondiale),
  • e quella sui Pensionati, Persone assistitite ed altre categorie (che generalmente non hanno contributi previdenziali da versare e perfanto sono soggetti a pressione fiscale inferiore).

(*) Reload di una serie di articoli di simulazioni fatte da Scenarieconomici.it, l’ultima della quale il 10 Luglio 2013

Il fallimento della democrazia




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Parlare di fallimento della democrazia è per la prima volta scalfire un dogma. Però è necessario aprire una discussione su questo punto, perché se ora ci troviamo in una grave crisi economica e sociale vuol dire che il sistema che doveva gestire la società, che è quindi il nostro sistema democratico rappresentativo, ha fallito.
Adesso possiamo analizzare il perché di questo fallimento, ma vogliamo premettere che criticare la democrazia non vuol dire riconsiderare i sistemi fascisti o comunisti, vuol dire semplicemente che questo nostro sistema può e deve essere modificato dato che nel lungo periodo non funziona.
Essenzialmente il problema della democrazia sono i politici; essi hanno il ruolo fondamentale di gestire lo stato e di decidere per tutta la comunità, il problema è che la classe politica è l’unica categoria lavorativa che esercita il proprio lavoro senza essere formata. Oggi abbiamo moltissimi economisti, tecnocrati, giureconsulti, imprenditori e politicanti, non abbiamo però delle persone istruite nell’arte della politica, nell’arte di valutare e prendere decisioni per la collettività. Anche i cosiddetti politici professionisti, non sono professionisti della politica, magari lo fossero, sono dei professionisti dell’essere politicante. Quindi, data la mancanza di una formazione politica, siamo governati da dei dilettanti. E questo mio discorso è suffragato dai fatti. Il nostro sistema democratico ha pensato bene che il settore più importante per la sopravvivenza della società sia dato in mano a dei dilettanti. Questa sia chiaro, non è una critica ai nostri singoli politici, ma ad un sistema che non ha pensato a questa serissima problematica.
Ora questo non vuol dire, che per casualità, ci siano stati anche dei grandi politici, ma in linea di massima, in qualsiasi caso non sono in grado di poter fare una politica con la P maiuscola. Questo perché essi devono pensare, oltre che ad arricchirsi prima che finisca il loro mandato, anche alle esigenze del proprio elettorato per potersi fare rieleggere e quindi non faranno mai una politica pensando all’intera comunità, ma soltanto ad una parte di essa e men che meno pensando alle generazioni future. Su quest’ultimo punto vogliamo insistere, perché è proprio la mancanza di una politica lungimirante, che ci sta portando al collasso. Tutti i governi hanno sempre pensato di risolvere i problemi che gli si ponevano di fronte e mai hanno pensato ai problemi che potessero sorgere dopo qualche anno. E questo non è colpa loro, perché sarebbero comunque impossibilitati a farlo dato che devono fare ciò che interessa al proprio elettorato qui ed ora.
Questo ha comportato una fallimento economico, sociale e anche ambientale. In economia i governi occidentali si sono comportati e continuano a comportarsi al contrario del “buon padre di famiglia”. Essi nei periodi di crescita economica hanno continuato a fare debito e a dare tutto a tutte le categorie sociali e ora nei periodi di recessione vogliono rimediare con tagli e tasse, ecco un buon esempio di come le classi politiche elette democraticamente pensino esclusivamente al qui ed ora.
Invece una politica economica equilibrata, avrebbe dovuto nei periodi di crescita economica diminuire il debito pubblico, quindi aumentare le tasse, snellire l’apparato statale e investire in fattori di stabilità e importanza per il futuro come la ricerca, gli investimenti militari, la manutenzione delle infrastrutture esistenti, quindi investire sulla fortificazione dello stato. Durante i periodi di stagnazione e recessione, tagliare le tasse, liberare risorse per gli ammortizzatori sociali, fare debito (dato che il debito sarebbe stato basso), tagliare le spese militari, investire in grandi opere che creino occupazione.
Questa sarebbe stata la politica da “buon padre di famiglia”. Ora invece è impossibile invertire la rotta, perché il debito è troppo alto per poter dar vita ad una politica economica di rilancio, quindi siamo come un malato di cancro in fase terminale con cui ci si continua ad accanire con la chemioterapia. L’unica soluzione per l’economia europea è un reset, non c’è altra scelta. Le uniche alternative ad un reset sono la lenta devastazione delle nostre economie e impoverimento continuo, con tutti gli scontri sociali che questo comporterà oppure la guerra, perché come è storicamente dimostrato i problemi interni vengono spesso risolti scaricandoli verso l’esterno (vedi Francia con il Mali, vedi Argentina con la Falkland, vedi Giappone e Cina).
Come si concluderà la nostra crisi, lo vedremo con i nostri occhi, ma sicuramente essa è la dimostrazione del fallimento di una dogma, quello democratico. Spero si possa aprire un giorno una seria riflessione su come ovviare a questi difetti senza inficiare la volontà popolare.
Perché la democrazia odierna ha dimostrato il suo fallimento? Perché la stessa volontà popolare è diventata secondaria rispetto alla volontà dei mercati e dei creditori, quindi rimane la parvenza di democrazia, ma in realtà da quando è iniziata la crisi, essa non esiste più.
E’ necessario un cambio di paradigma perché ci sono dei problemi serissimi che a breve dovranno essere valutati: 1) lo storico superamento economico da parte di nazioni extra-occidentali.  2) il grave peggioramento delle condizioni ambientali.  3) la lotta per risorse sempre più esigue rispetto all’aumento della popolazione.  4) l’avvento della robotizzazione e della nanotecnologia, una singolarità tecnologia che difatti ci costringerà a valutare un cambio radicale del nostro sistema, perché la disoccupazione creata da queste macchine non sarà sostenibile dall’odierno sistema economico.
Concludendo, problemi epocali stanno emergendo, e sarà necessaria una classe politica che possa pensare a lungo periodo, se no, ci troveremo o schiavi dei cinesi o con un ambiente distrutto o con una crisi sociale senza precedenti. Spero che il fallimento del nostro sistema democratico ed economico dia spazio a nuove idee, ad una nuova Politica.

La politica fiscale quando la stagnazione è secolare