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venerdì 15 luglio 2016

Il Tramonto dell’Occidente

Articolo preso da:


Il Tramonto dell’Occidente. Siamo testimoni di un Mutamento Epocale verso la Società della Miseria.


Giuseppe Sandro Mela.

Vincent van Gogh - Disperazione

                I mutamenti epocali si attuano gradualmente nel tempo e con ampie discrasie tra le diverse componenti delle regioni interessate. Usualmente gli storici stabiliscono una data come discrimine tra un’epoca e la precedente, ma é solo una convenzione, tanto per potersi intendere. Non solo, ma grandi correnti di pensiero e di abitudini radicate tendono a persistere anche per lunghi secoli. Vi sono anche un pugno di eccezioni, quasi invariabilmente legate od ad immani catastrofi naturali oppure a guerre che conseguirono risultati definitivi di annientamento del soccombente.
                Parlare di civiltà romana o medievale significa considerare assieme la Gallia e l’Egitto romanizzati, la realtà delle città comunali mitteleuropee con l’Ukraina di Re Boris. Civiltà, mentalità, usi, costumi, lingue tutte differenti ma legate assieme da un sottile quanto robusto fil rouge, che alla fin fine costituisce le radici profonde di un’enclave sociale, politica ed economica.
                Non solo. Quando lo storico considera questi fenomeni, trova del tutto naturale suggerire l’esistenza di correlazioni più o meno strette tra la serie degli eventi consecutivi, fornendone però una spiegazione a posteriori, la cui validità potrebbe essere rimessa in discussione. I contemporanei, specie nel moderno abituati alle gazzette ed ai giornali, quasi invariabilmente tengono in non cale gli elementi che poi saranno forse sopravvalutati dagli storici.
                In realtà, chi decide lo fa solo sulla base degli elementi passati ed attuali: ignora quelli futuri. Questo é un fatto chespesso gli storici dimenticano nelle analisi che perseguono. Ma lo stesso ragionamento può essere applicato all’economia: chi deve prendere decisioni, anche di grande importanza, le prende sulla base dei dati dei quali dispone e dell’esperienza pregressa. Ma ciò non significa che il futuro possa seguire le regole del passato.
                Lo storico invece cerca spiegazioni quasi che gli attori della storia avessero sempre presente lucidamente passato e futuro.
                Non desta quindi stupore che i romani considerassero che la fine dell’Impero fosse stata la battaglia di Adrianopoli (378) oppure il primo sacco di Roma (410). Sarebbe illecito non considerare l’impatto psicologico di tali eventi.
                Le stesse difficoltà si riscontrano nel valutare la mutazione della quale siamo testimoni e nella quale siamo coinvolti. Questo post cerca di fornire qualche elemento di valutazione e qualche dato da meditare.
                Questo mutamento epocale presenta alcune caratteristiche peculiari ed altre invece generalmente riscontrabili in tutti i tipi di questi eventi.
    1. L’Occidente ha dato al mondo una lunga serie di conquiste intellettuali che adesso potrebbero essere considerate patrimonio dell’Umanità. Per fare solo alcuni esempi, la logica, la metodologia scientifica, la matematica intesa come scienza della dimostrazione piuttosto che del mero calcolo, il gusto del sapere sperimentale valutato attraverso la speculazione pura, il fondamentale concetto di persona umana, il concetto di diritto ragionevolmente oggettivo.
        Sembrerebbe anche innegabile che gran parte dell’evoluzione occidentale sia intrinsecamente legata ai progressi scientifici tecnologici. A ben vedere, le donne hanno tratto più benefici dal frigorifero, dalla lavatrice, dalla lavapiatti e dall’introduzione dei cibi surgelati che da ogni altra forma di variazione della sensibilità sociale. Similmente, la scoperta dei fertilizzanti o quella degli antibiotici hanno salvato il mondo dalla fame e sconfitto una lunghissima serie di malattie atroci, anche se adesso del tutto dimenticate. In altri termini, sorgono profondi dubbi sul contributo della politica alla crescita dell’Occidente, anche se questa se arroga spesso la maternità.
        É nella logica delle cose che tutte le civiltà nascano evolvano e quindi si avviino al declino. Nulla di strano quindi che adesso tocchi all’Occidente.
    2. Non è questo il luogo per eseguire analisi, ma possiamo con quasi certezza affermare che questo declino è legato alla discrepanza ogni giorno sempre più evidente tra il modulo ideativo e cognitivo occidentale e la realtà. In altri termini, l’Occidente si rende conto di quanto la sua civiltà sia inadeguata ai tempi e dell’enorme difficoltà di riformare la mentalità corrente in assenza di fatti altamente traumatici.
    Così, come avvenne per la caduta dell’Impero Romano, confondiamo l’involuzione etica, morale e filosofica occidentale con l’attuale depressione economica. Scambiamo la conseguenza per la causa. Un Occidente che avesse seguito i canoni etici, così magistralmente espressi da Max Weber, non sarebbe verosimilmente ora né in involuzione né in depressione. Questi aspetti furono già trattati altrove.
    3. L’attuale Grande Depressione che ci attanaglia si differenzia in modo sostanziale dalle precedenti a tal portata da potersi definire l’epifenomeno del declino occidentale.
         a. Ogni struttura socio-politica ed economica scollata dal reale collassa. Il crollo dell’Impero sovietico ne é un vistoso esempio. La Cina comunista non é crollata perché il grande Deng Xiaoping é riuscito a raccogliere il fil rouge occidentale, trapiantarlo in Cina e ripudiare sostanzialmente il marxismo-maoismo. Operazione condotta con la consueta pratica determinazione cinese. Una manovra simile è in corso in India, anche se con alterne sorti.
         b. Per quasi due secoli l’Occidente si é imbevuto di ideologie che promettevano il paradiso in terra al prezzo di delegare fette sempre più ampie di libertà personale allo stato. Il cercare di attuare utopia sfocia però nell’inferno in terra. E l’attuale politically correct si distingue dai regimi totalitari solo perché invece di decretare la morte fisica si limita a quella non meno letale socio-economica e politica. E nessuno sembrerebbe rassegnarsi all’idea di abbandonare tali orpelli una volta per tutte. Però questa remora mentale é e sarà fatale.
        c. In questo contesto, Cina, India, Brasile ed altri paesi sono sia emersi nell’agone economico internazionale, sia anche e soprattutto in quello culturale, basta vedere l’enorme sviluppo della loro ricerca scientifica e dei loro sistemi universitari. Paesi giovani comparati a paesi vecchi, enclavi culturali motivate contro un Occidente scoraggiato, perplesso e quasi abulico. Chiave dell’emersione dei così detti Bric é la ferma volontà di tutto il popolo di volersi lasciare alle spalle una tetra miseria: questo si materializza in una granitica etica e voglia lavorativa. Lavorano da forsennati perché così lo vogliono coralmente, non per imposizione. Non conoscono cosa sia la rendita di posizione.
      d. Diventa adesso evidente l’enorme differenza che intercorre tra l’attuale e le Grandi Depressioni del1870 e del 1929. Mentre all’epoca l’Occidente era l’unica realtà produttiva mondiale, adesso invece c’é un Oriente culturalmente ed industrialmente tonici e trofici. Ogni attività industriale che l’Occidente abbandona perché non più a lungo produttiva ed economicamente sostenibile diventa immediatamente appannaggio dei Bric. Ciò che l’Occidente abbandona risulta essere perso in modo definitivo. La determinazione ad emergere dalla miseria e la secolare concretezza cinese ben ha compreso che nessuna attività umana può essere svolta escludendo in modo assoluto ricadute negative, ma ha compreso che il rapporto benefici/costi per l’intera enclave è pur sempre favorevole. Ogni cosa ha il suo prezzo: nulla é gratuito.
   e. Alla marcata deindustrializzazione dell’Occidente si accompagna un ingravescente fenomeno di attrazione culturale dell’Oriente. Cresce ogni anno il numero di persone intraprendenti e capaci, specie l’eccellenza, che abbandona un Occidente sclerotico per approdare nell’industria e nelle università orientali, che peraltro li pagano più che profumatamente. Adesso iniziano a sentirne gli effetti anche i grandi Atenei anglo-americani, per due secoli veri e propri fari della tradizione culturale occidentale. A ciò consegue un progressivo depauperamento culturale, forse ancor più pernicioso di quello industriale, anche perché è anch’esso senza ritorno.
    4. Ma l’elemento che tramuta la sconfitta dell’Occidente un una débâcle é costituito dalla sua attuale crisi demografica. L’Occidente non procrea più, ogni anno che passa diventa sempre più senescente e quindi avverso ad ogni possibile cambiamento ed innovazione, privo di ogni forza per intraprendere alcunché. Si è autocondannato all’estinzione fisica. Ha perso la dimensione storica che unisce il passato al futuro, e senza una visione sul futuro viene a cadere ogni possibile forma di speranza. Ma si faccia attenzione. La vecchiaia potrebbe improvvisamente diventare un delitto oppure una situazione economicamente insostenibile. Lo spettro di un Cigno Nero di morte, chiamalo eutanasia, inedia oppure anche puro e semplice massacro, si staglia già netto all’orizzonte. Fine peraltro più che meritata per chi non ha saputo rinunciare ad autocompiacersi di ideologie utopiche in nome della ragione e del dovere verso la prole.
        Gran brutta vita e morte quella dei superbi, dei vanagloriosi, degli invidiosi, degli egoisti e egli avari. Si rinchiudono nell’inferno che tanto hanno bramato del continuo arrovellarsi che il mondo non li stima mai a sufficienza, non attesta mai loro soddisfacenti lodi e premi di ricompensa, non sanno mai gioire di ciò che hanno, né tanto meno condividerlo. Alla fine muoiono nella disperata solitudine che hanno pervicacemente perseguito nella giovanile baldanza, soli, peggio dei cani. Non un figlio, non un parente sorridente che dia loro un brodino, che li pulisca quando sono sporchi, che rivolga loro una parola. Questa è la vera disperazione che attente l’Occidente.
    5. Tutte le cose hanno un inizio ed hanno una fine. Ad un certo punto le situazioni, per quanto turbolente siano state, si assestano su di un nuovo equilibrio.
        Il risultato finale di questa Grande Depressione sarà solo un inimmaginabile immiserimento dell’Occidente, che lo collocherà a livelli ben poco dissimili da quelli dell’attuale situazione dell’Africa centrale. Senza attività produttive le Collettività implodono. Come una causa della caduta dell’Impero Romano fu l’avversione dei cittadini a svolgere il servizio militare, così ai tempi odierni lo é la disaffezione degli Occidentali dai lavori fisici, dalla manufazione. Se é vero che un edificio deve essere progettato allo stato dell’arte, é altrettanto vero che la sua costruzione deve essere fatta da maestranze altrettanto ben formate e remunerate.
        Le rovine di Ninive e Babilonia, coperte prima dalla sabbia del deserto e poi scavate dagli archeologi, erano e sono le mute testimonianze di quanto detto.
        Gli attuali redditi sono drogati dalla quota apportata dai continui deficit e dal debito, ma questo sembrerebbe più un giudizio storico piuttosto che il sentire comune. Questo é il disvalore che impedisce di porvi rimedi coerenti ed alla fine incanalerà la società del welfare diritta in quella della miseria.
        Nessuno vuole crede a Cassandra. Nessuno vuol credere che anche l’apparentemente impensabile sia possibile. Come tacchini nell’allevamento, chiusi nel loro piccolo miserabile mondo, continuano a beccare il mangime, scientificamente sicuri del futuro. Peccato che fuori dal recinto ci sia l’allevatore che ha idee ben chiare, e si pregusta l’arrosto e la farcitura di castagne.

                I due testi riportati a seguito acquistano alla luce di quanto detto grande valenza.
                Il primo ci quantizza l’inarrestabile ascesa dell’Oriente e prospetta l’annientamento economico dell’Occidente.
                Il secondo apre una via di speranza, e non piccola. Se Battisti era per gli Austriaci un traditore, dopo per gli Italiani divenne un eroe e martire. Coloro che adesso sono marchiati con il marchio dell’infamia, gli Evasori, in un domani potrebbero costituire il manipolo di eroi che hanno preservato una cerca quota di ricchezza dallo schizofrenico olocausto di risorse bruciate sull’altare della “stato” nel tentativo inutile di preservare questa perversa Weltanschauung occidentale.
                Fortunae rota volvitur.

    Hong Kong (CNN) — Asia is set to have the world’s wealthiest residents, with city-state Singapore heading the rich list.
    Hong Kong, Taiwan and South Korea will do well, too, according to by a new survey that predicts which countries will be home to the wealthiest citizens by 2050.
    By one measure, they are already are. Singapore’s per capita income is estimated by Knight Frank and Citi Private Wealth’s 2012 Wealth Report to be the highest in the world at $56,532 in 2010, measured by purchasing power parity. Norway follows at $51,226, then the U.S. ($45,511), Hong Kong ($45,301) and Switzerland ($42,470). (The International Monetary Fund listed Singapore 3rd in the world in 2010-11 by per capita GDP, behind Qatar and Luxembourg, which weren’t included in the Knight Frank report).
    By 2050, the Wealth Report estimates the world’s wealthy citizens will be dominated by Asia: Singapore ($137,710), Hong Kong ($116,639), Taiwan ($114,093) and South Korea ($107,752). The only western economy projected to remain in the top five is the U.S., with an estimated per capita income of $100,802.
    Danny Quah of the London School of Economics predicts that by 2050, the world’s economic center of gravity will be somewhere between India and China, the report notes. In 1980, the global economic center lay in the middle of the Atlantic.
Some of the world’s super-rich have already crossed the Pacific. Facebook co-founder Eduardo Saverin, a native of Brazil, moved to Singapore in 2009 has since renounced his U.S. citizenship. Jim Rogers, the co-founder of the Quantum Fund with George Soros, also moved to the former British colony in 2007.
    “I have moved — I have sold my house in New York. I have moved to Asia and my girls speak Mandarin, speak perfect Mandarin … I’m preparing them for the 21st century by knowing Asia and by speaking perfect Mandarin,” Rogers told CNN recently.
    “It’s easier to get rich in Asia than it is in America now. The wind is in your face. (The U.S.) is the largest debtor nation in the history of the world,” Rogers added.
    “The largest creditor nations in the world are China, Japan, Korea, Taiwan, Hong Kong, Singapore. The assets are in Asia. You know who the debtors are and where they are. Look at Greece. Look at Spain. I mean, I don’t like saying this. You know, I’m an American, too. But facts are facts.”
    The report’s list of fastest growing economies between 2010 and 2050 also gives more credence that the world’s wealth is moving toward Asia. Of the top 10 fastest rising economies — Nigeria, India, Iraq, Bangladesh, Vietnam, the Philippines, Mongolia, Indonesia, Sri Lanka and Egypt, respectively — all but three are in the region.
    Old World economies will have the worst growth performance in the next 40 years, the report predicts: Spain, France, Sweden, Belgium, Switzerland, Austria, the Netherlands, Italy and Germany are at the bottom of the list. But Japan and its aging population will have the weakest projected growth of all economies, Knight Frank estimates.
    However, just because the denizens of Singapore, Hong Kong and Taiwan are projected to live in the world’s wealthiest regions doesn’t mean all will share in the wealth.
    In the report Tina Fordham, Senior Global Political Analyst at Citi, warns that the dissatisfaction with income inequality shown in the Occupy Wall Street demonstrations “will gain momentum, and that there could be a long-term recalibration between governments, businesses and society as a result.”
    On Monday, a court ordered the protesters of Occupy Central in Hong Kong, one of the last outposts of the global protests sparked by Occupy Wall Street, to give up its encampment at HSBC’s headquarters in the city.

    (CNN) — The world’s super-rich had between $21 trillion and $32 trillion of wealth hidden in tax havens by the end of 2010, a new study says.
   The size of these unreported financial assets is equivalent to, or even larger than, the combined GDPs of the United States and Japan, representing up to $280 billion in lost tax revenues.
    The study, titled “The Price of Offshore Revisited,” was released Sunday by the advocacy group Tax Justice Network.
    Written by James Henry, former chief economist at McKinsey & Co., the study drew data from the World Bank, the International Monetary Fund, the United Nations and central banks.
    The number of the global elite who parked their fortune overseas is fewer than 10 million people, or 0.14% of the global population, the report says. It also shows that major private banks such as UBS, Credit Suisse, Goldman Sachs, Bank of America and HSBC handled the most assets on behalf of the super-rich.
    According to the group’s 2011 Financial Security Index, which ranks nations and territories providing tax havens, Switzerland, the Cayman Islands, Luxembourg, Hong Kong and Singapore are among the biggest destinations.
    In a statement, Henry, senior adviser of the Tax Justice Network, said that “it turns out that this offshore sector — which specializes in tax dodging — is basically designed and operated, not by shady no-name banks … but by the world’s largest private banks, law firms and accounting firms, headquartered in First World capitals like London, New York and Geneva.”
    The report also calculates capital flight from 139 developing countries between 1970s and 2010. Of the top 20 developing countries that lost tax revenue overseas, China ranks first, with nearly $1.2 trillion siphoned offshore by 2010. Russia and South Korea follow, with $798 billion and $779 billion missing respectively.
    “Since most of missing financial wealth belongs to a tiny elite, the impact is staggering,” Henry said. “For most countries, global financial inequality is not only much greater than we suspected, but it has been growing much faster.”
    The Tax Justice Network says the estimated offshore fortune is conservative, adding it excludes non-financial assets such as real estate, yachts and artworks.

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