Con riferimento al post Fallita la globalizzazione: gli USA non sanno più che fare mi viene da proporre qualche spunto di riflessione sulla Globalizzazione.
La Globalizzazione ha fallito nella arroganza dei propri presupposti ovvero che il benessere economico di un paese potesse prodursi facendo lavorare qualcun'altro.
Questo presupposto inizialmente ha generato enormi profitti sfruttando il fatto che i costi di produzione fossero cosi bassi da garantire un margine enorme.
Eppure in pochissimi anni la Cina a svuotato gli'apparati industriali produttivi di USA ed Europa lasciando loro solo le briciole di mercati di nicchia, dimostrando, se ce ne fosse stato bisogno, che la ricchezza si produce lavorando.
Le vecchie economie occidentali hanno costi strutturali troppo elevati, i lavori la cui produttività non è ben misurabile (i lavori intellettuali e di ufficio in genere) sono sproporzionati rispetto alla base produttiva. Questo è frutto di una eccessivo numero di laureati e titoli di studio in eccesso rispetto alle reali esigenze del nostro sistema produttivo: un conto è garantire una scolarizzazione a tutti, un conto è dare una laurea a tutti, poi questi dovranno mantenersi e non si può pensare di crere posti di lavoro non necessari aggravando il sistema di ulteriori costi.
Gli investimenti esagerati in ricerca e innovazione non danno i frutti sperati se poi i prodotti vengono realizzati altrove e non se ne può beneficiare delle ricadute locali.
Purtroppo la mentalità da puro investitore finanziario completamente scollata dalle problematiche squisitamente industriali, gestione sulla quale si basa la maggior parte delle multinazionali che hanno voluto la globalizzazione, ha semplicemente distrutto un sistema che era il numero uno al mondo e pian piano si stra mangiando gli USA e il tutto il loro impero.
Noi Europei siamo parte di questo impero anche se forse il nostro atteggiamento meno innovativo che per anni ci ha fatto sentire "meno evoluti" degli USA, ora ci da un piccolo vantaggio di non aver passato il segno tanto quanto loro.
C'e' poco da dire, tranne che purtroppo il fascino del paese dove ognuno può emergere dal nulla se ha una idea innovativa oppure dove tutti hanno diritto ad un posto di lavoro gratificante, il sogno americano, è duro da abbattere di fronte ad una più concreta realtà dei fatti che di fatto è molto più utile avere una schiera api operaie che fanno i lavori più umili ma necessari.
E' la morte della cultura del lavoro e con essa quella di un impero e noi ci siamo nutriti per anni di questa cultura intrinsecamente fallimentare come se fosse l'esempio da seguire.
All'orizzonte un'altra superpotenza è già di fatto la numero uno al mondo anche se la sua immagine non è cosi forte: ha un apparato produttivo colossale (più grande di quello che gli USA avevano ai tempi d'oro, cioè dopo la seconda guerra mondiale), sono la fabbrica del mondo, hanno acquisito tecnologie e metodi di lavoro, stanno iniziando ad investire in ricerca ed ad innovare e anche se sono agli inizi hanno dalla loro una capacità enorme di finanziamento.
(Anche qui giustamente prima porti a casa i capitali col grande lavoro di massa e poi se li investi: da noi invece si investe ormai da anni a debito finendo in partenza schiavi della banche che non lasciamo margine di manovra nel caso qualcosa vada storto).
I primi risultati di tutto questo si cominciano a vedere anche se l'arroganza dell'occidentale medio fa finta di non vedere.
Si cominciano a vedere telefonini e computer e altri prodotti tecnologici progettati e realizzati interamente in Cina con prestazioni, qualità a affidabilità assolutamente comparabili se non superiori ai prodotti occidentali.

Ed in occidente colossi della tecnologia cadono incapaci di reggere la concorrenza spietata della Cina.
In campo militare si vedono progetti di velivoli di quinta generazione paragonabili a quelli occidentali sviluppati in segreto ed in tempo record: se anche non saranno tecnologicamente superiori tutto fa supporre che il gap tecnologico sarà colmato a tempo di record.

C'e' chi si difende dicendo che la Cina esploderà presto: eppure guardando le nostre economie scalastrate e piene di debiti tutto lascia supporre che esploderemo prima noi. La Cina è solo all'inizio di un ciclo estremamente virtuoso: probabilmente un giorno finirà anche per loro, ma credo che faremo meglio a guardare a casa nostra perchè la fine è più vicina per noi.
La domanda è: perchè con un esempio di virtuosismo cosi evidente, continuiamo a guardare il modello fallimentare USA? Il fascino dell'utopico sogno americano è veramente cosi grande?
E' utopico perchè porta in se i semi del fallimento: se la gente persegue la propria libertà e benessere e perde di vista che fa parte di una società nei confronti della quale ha responsabilità e doveri ben superiori la società si disgrega e fallisce. Ecco perchè regole e disciplina non vengono solo per nuocere: certo sarebbe auspicabile una società austera al punto giusto ma almeno democratica.
La Cina non è nemmeno una democrazia e questo pone seri dubbi sul fatto che nel mondo che verrà nemmeno la democrazia sarà cosa scontata.
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